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Chi ancora crede che “con la cultura non si mangia” si dovrà ricredere. Oltre a dirlo studi e rapporti a livello
nazionale e internazionale, basta osservare alcune delle nostre istituzioni per capire che in realtà di cultura
si può vivere, e anche bene.
A trarre beneficio non sono solo gli enti direttamente legati alla produzione di contenuti culturali come musei,
gallerie, festival, musica, teatro, editoria e ricerca ma anche attori indiretti come la ristorazione, il turismo e
l’immagine che queste attività danno ad una regione. Pensiamo al LAC di Lugano, al Locarno Festival o alla Rete degli 11 musei etnografici regionali.

La cultura costituisce un fattore che oggi è considerato imprescindibile per la costruzione dell’identità dei cittadini, dei gruppi sociali e dei luoghi. Rappresenta un’opportunità per la conservazione della memoria collettiva e dei saperi locali. Allo stesso tempo, la cultura si rivela una risorsa per lo sviluppo locale attraverso le peculiarità e i tratti tipici dei luoghi.

Il valore aggiunto che può dare un’oculata valorizzazione culturale può diventare il volano per il recupero di situazioni di disagio sociale e infrastrutturale e questo soprattutto a seguito di situazioni di crisi economica, imprenditoriale, manifatturiera o industriale.

Anche in Leventina, dove vivo, le numerose testimonianze storiche, si pensi alla presenza delle chiese romaniche, ai copiosi resti di fortificazioni medioevali, alle gallerie elicoidali, ai nuclei originari dei villaggi posti sui terrazzi della Valle, alla Ferrovia del Gottardo, possono rappresentare un sicuro richiamo per il turismo culturale e ferroviario. Il villaggio di Giornico, un vero e proprio museo all’aperto, ne è un fulgido esempio.

Valorizzare i propri tesori culturali significa investire nel futuro.